mercoledì 6 maggio 2020

LA LEGGE 3/2012 SOVRAINDEBITAMENTO O ANTISUICIDI

La legge sul sovraindebitamento (Legge n. 3 del 27 gennaio 2012), definita anche ‘legge antisuicidi’ o legge ‘salva debiti’ permette a chi è in gravi difficoltà economiche di liberarsi dai debiti, riducendone l’ammontare, e dilazionando i pagamenti, attraverso una procedura presso il tribunale chiamata esdebitazione. È sostanzialmente la considerazione dei debiti del debitore civile, ma non solo, come vedremo di seguito.
Per accedere alla procedura di esdebitazione occorre:
- essere un soggetto non fallibile o essere un debitore che non svolge attività imprenditoriali o professionali (condizione soggettiva);
- trovarsi in una situazione di sovraindebitamento, ovvero aver contratto debiti a cui non è più possibile far fronte (condizione oggettiva).
La Legge sul sovraindebitamento riconosce al debitore la facoltà di redigere un accordo con i creditori. La proposta viene redatta con l’ausilio degli Organismi di Composizione della Crisi (OCC), istituiti c/o ogni Tribunale, che sono rappresentati da Commercialisti o Avvocati, iscritti rispettivamente ai propri ordini e che abbiano sostenuto un corso abilitante ad hoc, si sostanzia in un accordo di ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano di ammortamento degli stessi, che assicuri il pagamento dei debiti contratti senza pregiudicare i diritti di chi all’accordo non ha aderito. Tale proposta di accordo verrà sottoposta al Giudice tramite l’OCC designato (possiamo assimilarlo ad un Consulente Tecnico di Ufficio), che rimane super partes. L’elemento in grado di incidere sensibilmente sulla posizione del debitore in difficoltà risiede nella possibilità di sospensione di ogni azione individuale esecutiva da iniziarsi o già in corso.
Le procedure di sovraindebitamento sono tre: il piano del consumatore, l’accordo di composizione della crisi e la liquidazione. La prima è accessibile solo ai consumatori, cioè alle persone fisiche che abbiano contratto debiti per scopi estranei all’attività di impresa o professionale, eventualmente svolta. La seconda è accessibile, nella legge da tutti i soggetti non fallibili, anche dai consumatori (pur essendo a loro già riservata una procedura ad hoc e cioè il piano del consumatore). La terza riguarda tutti.
Accade, che se la procedura viene accolta, vi è la sospensione di tutti i debiti fino a quel momento in atto, (per legge vi è la sospensione anche delle eventuali procedure esecutive) e si effettua la rimodulazione della posizione debitoria nei confronti di tutti i creditori indicati.
In futuro la legge 3/2012 doveva confluire nel Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14) in data 15.08.2020 ma, tale entrata in vigore è stata rinviata al 01.09.2021.
A mio avviso, da un punto di vista meramente tecnico oltre che pratico, questo slittamento è da considerarsi un errore, proprio in virtù del periodo storico in cui ci troviamo.
Relativamente alle richieste effettuate, si consideri che per il solo anno 2018, si hanno i seguenti numeri, per il nord oltre 1.700 procedure, per il centro oltre 560, per il sud oltre 1.220.
Il tasso di accoglimento è di poco superiore ad una media del 23%. In alcuni casi vi è l’errata impostazione della domanda, oppure, il rigetto per mancanza dei requisiti.
In base alla mia personale esperienza professionale ritengo che questo dato debba essere visto come un punto di partenza, a maggior ragione per la situazione economica che si verrà a creare post epidemia.
Dott. Mario Mirabelli
Centro Servizi San Geminiano Modena
*fonte dei dati: Istat, Ministero della Giustizia, Il Sole 24 Ore, Italia Oggi, Milano Finanza

sabato 2 maggio 2020

NUMERO DI SUICIDI PER MOTIVAZIONI ECONOMICHE, ANALISI STATISTICHE E NON SOLO



Premesso che il 9 maggio 2012 avevo già affrontato tale argomentazione analizzando i dati che all’epoca erano reperibili sui vari siti istituzionali, premesso il rispetto assoluto per chi purtroppo fa una scelta così estrema in un momento non certamente facile e/o felice della vita, ho necessità, da statistico quale sono, di porre massima attenzione su alcuni numeri inerenti questo argomento che stanno facendo capolino nell’ambito delle informazioni di cronaca.

A mio avviso va fatto un confronto più ampio sui dati di vari anni, ad esempio, il 2005 i suicidi ‘accertati’ per motivi economici (accertati dalle autorità di pubblica sicurezza), sono stati 123 rispetto ad un totale suicidi italia di 2892. Mentre nel 2010 abbiamo avuto 187 suicidi ‘accertati’ per motivi economici rispetto ad un totale generale di 3048 suicidi.

Va considerato che l’Istat da anni, non prende in considerazione rilevazioni specifiche nel campo dei suicidi per motivazioni economiche, (scelta tecnico/informativa che non ho mai compreso), alla fine del presente lavoro ho inserito le fonti da cui ho attinto tutti i dati sottoelencati.

Arrivati a questo punto invito ognuno a fare le proprie valutazioni sui successivi dati e relativi solo ai suicidi per motivazioni economiche.



Anno 2012 n° suicidi per motivazione economica 89

Anno 2013 n° suicidi per motivazione economica 146

Anno 2014 n° suicidi per motivazione economica 201

Anno 2015 n° suicidi per motivazione economica 189

Anno 2016 n° suicidi per motivazione economica 147

Anno 2017 n° suicidi per motivazione economica 103

Anno 2018 n° suicidi per motivazione economica 110

Anno 2019 n° suicidi per motivazione economica 98

In media la fascia più colpita da questa ecatombe è quella che va dai 34 ai 64 anni.

Sarebbe il caso, secondo la mia opinione, di riflettere bene su questi dati.

Nel primo bimestre 2020 da siti web e giornali locali si evince un dato pari ad un numero di 29 (?) suicidi dovuti a problematiche economiche, ovviamente è un dato parziale e ripeto basato su notizie giornalistiche, ma chiedo, perché non si fa riferimento ai numeri precedentemente indicati per evitare, quella che citavo prima come una ecatombe ulteriore?

Perché non si prendono provvedimenti seri e concreti sulla situazione economica attuale?

Perché non si va a definire una strategia di supporto concreta da parte delle amministrazioni locali nei confronti dei soggetti meno tutelati a livello psico/sociale? La classe politica dal nazionale al locale conosce certamente questi numeri, perché non si affronta una volta per tutte l’argomento, in maniera pratica e non teorica?

Perché non si parla di un problema così grave, affrontandolo in maniera diretta, invece di riportare un trafiletto in cronaca locale?

Perché non si crea uno sportello di supporto locale, che con l’ausilio di professionisti ‘ascolta’ costruttivamente (attività non praticata dai più coinvolti nella politica attuale), le problematiche di un imprenditore, di un pensionato e/o di chiunque altro possa avere la necessità di ‘sfogare’ le proprie ansie, e la stessa amministrazione politica non mette in contatto il soggetto con problemi economici con professionisti che possono aiutarlo ‘gratuitamente’ ad uscire da una situazione a dir poco difficile, da un punto di vista psicologico prima ed economica poi?

Perché si continua a mettere la polvere sotto il tappeto, in un paese definito democratico e propenso all’industria, che ha una massima attenzione verso l’ambito sociale? (oppure queste parole: industria, sociale, vicinanza, ecc. ecc. le vogliamo utilizzare negli slogan pre e post elettorali?)

Questo argomento va affrontato proprio perché ci troviamo in un periodo delicato come quello che stiamo attualmente vivendo.

Si diceva, prevenire è meglio che curare, ma sembra che il numero di politici e addetti a determinate tematiche siano sempre di più interessati a fare orecchie da mercante, e che tale atteggiamento sia oramai culturalmente diffuso nei confronti di una argomentazione così delicata, che porta sempre di più ad una immane ecatombe sociale…

Dott. Mario Mirabelli

Consulente Aziendale Modena



Fonte dei dati:

Osservatorio suicidi per motivazioni economiche

Università di Padova

Università degli Studi Link Campus University

Istat


mercoledì 15 gennaio 2020

PIL PRODOTTO INTERNO LORDO EMILIA ROMAGNA E CALABRIA

PRODOTTO INTERNO LORDO EMILIA ROMAGNA E CALABRIA

Come dico da più di venti anni, una cosa è la stima altro è il dato statistico non modificabile perché rappresenta la realtà numerica, l''Istat, (Istituto nazionale di statistica quindi non ente privato), pubblica a fine dicembre, un dettagliato report sui Conti economici territoriali, nel quale sono riportate le variazioni della crescita del Pil delle singole regioni italiane. 

Dette percentuali (così come la stessa Istat ha spiegato) sono tuttavia soggette a variazioni da un anno all'altro, ogni volta che l’Istituto aggiorna i dati, la banca dati dell’Istat, che contiene il valore del Pil per ogni regione italiana, considerando il periodo che arriva al 2017, rielaborando in una tabella le singole variazioni di anno in anno. Stando ai dati, l’Emilia-Romagna non si è mai piazzata al primo posto come regione con la maggiore crescita del Pil in Italia.
Nel 2015 il suo Pil era sì aumentato dell’1,98%, ma in termini di crescita quella era appena la decima migliore prestazione tra le 20 regioni italiane. 
Questo, si ribadisce, secondo i dati Istat più aggiornati al dicembre scorso, che arrivano oggi fino al 2017. Si è in attesa del dato del 2018 che è in fase di pubblicazione (doveva essere disponibile già dal 31/12/2019).
L’Emilia-Romagna si prospettava al vertice della crescita tra le regioni italiane, sia nel 2018, sia per il 2019, ma è statisticamente impossibile rispettare tale obiettivo. Ma questa previsione (che è ancora tutta da verificare con i nuovi dati) si basa sulle stime di crescita dei Pil regionali fatta da un’azienda italiana di consulenza e di ricerca economica. Ma neppure 'Prometeia' però parla mai di Emilia-Romagna come prima regione classificata in Italia negli ultimi 5 anni per aumento del Pil.
L'ULTIMO DATO UTILE ALLA DATA ODIERNA 16/01/2020 E' QUELLO PUBBLICATO NEL DICEMBRE 2018 RIFERITO AL 2017. TUTTI I DATI PUBBLICATI SONO IPOTETICHE STIME.

PIL EMILIA ROMAGNA RISPETTO ALLA CLASSIFICA NAZIONALE
2014 + 1,00%  2015 + 0,90% 2016 + 1,40%  2017 + 1,80%

PIL CALABRIA RISPETTO ALLA CLASSIFICA NAZIONALE
2014 - 0,80% 2015 + 1,10% 2016 - 0,90% 2017 1,10%

FONTE ISTAT

venerdì 24 agosto 2018

NAVE DICIOTTI E LA GESTIONE ITALIANA 24.08.2018

DI SEGUITO UNA CONDIVISIBILE VISIONE SULLA SITUAZIONE DELLA NAVE DICIOTTI DA PARTE DELL'AMICO MICHELE IOVINE.


DICIOTTI
Il reato di sequestro di persona non è minimamente configurabile. Non diciamo eresie. Il diritto penale non c'entra niente con ciò che sta accadendo.
C'è un problema relativo alla legge 300/88, quella cioè che disciplina le competenze della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri. E il problema è che il ministro dell'Interno pretende di decidere su materie di stretta spettanza dei titolari di Difesa e Trasporti.
È un problema, certo, ma è un problema politico. La legge 300/88 non solo non è sanzionata penalmente, ma non è sanzionata affatto.
Dice: "E il fatto che un signore [Salvini], che non ha alcun potere in materia perché ce l'hanno i suoi colleghi, decide al loro posto tenendo chiuse dentro una imbarcazione più di cento persone, non viola un loro diritto soggettivo?".
Di norma sì. Praticamente è come se avessimo interferito noi, nelle attribuzioni di Toninelli e Trenta. Uguale. Salvini, rispetto alle competenze dei suoi colleghi, ha la stessa titolarità ad ingerire che abbiamo voi ed io. Ha fatto come se io, che non sono un vigile urbano, passando per strada facessi le multe alle macchine in sosta vietata. Violerei un diritto soggettivo degli automobilisti. Il diritto soggettivo si ritiene violato tutte le volte che taluno esercita un potere inesistente, un potere che non ha: e io non ho il potere di elevare contravvenzioni; se invece un vigile urbano, un vigile urbano vero, facesse una multa che non dovrebbe fare, violerebbe solo un interesse legittimo (non quindi un diritto soggettivo) dell'automobilista, perché in quel caso, perlomeno, il potere in capo a quel soggetto esisterebbe. (Ho riassunto brutalmente).
Salvini non ha potere alcuno. Quindi a che titolo - ci si chiede - tiene chiuse dentro una nave cento persone?
1. La forma è salva, perché il provvedimento è sempre formalmente adottato dai titolari del Ministeri competenti (almeno spero). Se questi obbediscono a Salvini invece di decidere con la propria testa, ciò è grave ma è un fatto politico, attiene ai rapporti tra persone e tra correnti, a sudditanze interne, a voci prevalenti sulle altre. Niente che interessi alla magistratura.
2. I migranti nei centri di accoglienza possono forse muoversi? Possiamo forse asserire che lo Stato, tutte le volte che intima a qualcuno di restare in un determinato posto per un determinato periodo di tempo, lo sequestra?
L'art. 16 della Costituzione stabilisce: "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche". I motivi di sanità e di sicurezza, quindi, possono ben vincolare anche i cittadini, nella loro libertà di movimento; figurarsi i non cittadini. Figurarsi i clandestini.
3. E' presumibile o no, è pensabile o no, che un governo si prenda qualche giorno di tempo per rappresentare e per imporre le proprie esigenze in sede europea?
Dice: "Ma la Diciotti è una nave italiana". Infatti è di per sé suolo italiano, e si trova in acque italiane. Non parliamo di un respingimento. Anzi: la nostra Guardia Costiera ha recuperato queste persone in acque territoriali maltesi, e avrebbe quindi ben potuto consegnarle alla Repubblica di Malta.
Al più è tutto un discreto cortocircuito. Ma non c'è sequestro. La magistratura non si imbranchi nell'ennesimo processo politico.
Di Salvini penso quel che ha scritto Cugia: "Un energumeno dal cervello piccolo, poco dotato culturalmente, dal vocabolario approssimativo, inadeguato al ruolo. (...) Un vero statista non perde tempo su Facebook o Twitter a eccitare la gentarella bagonga come lui".
Ma ha il grosso merito - che è poi un demerito altrui - di imbattersi sempre in nemici ancor più baggiani di lui, cialtroni in egual misura e perdipiù dalla parte sbagliata della lotta e della barricata. Non c'è un solo buon motivo, essendo sani di mente, per sperare nella invasione nera e islamista dell'Italia e dell'Europa; non c'è un solo buon motivo, essendo sani di mente, per importare gente senza arte né parte in un Paese in cui non si vive d'altro che di lavoro e in cui il lavoro già non c'è per chi c'è nato; non c'è un solo buon motivo, essendo sani di mente, per curarsi del lontano più che del vicino (ha gioco facile ma ha perfettamente ragione chi rinfaccia al Pd e alla sinistra in genere assoluta disparità di sensibilità e di trattamento rispetto ai guai degli Italiani); non c'è un solo buon motivo, essendo sani di mente, per inasprire le tensioni sociali pur di raccontarsi per forza che culture diversissime ed incompatibili tra loro possano coesistere e che la concorrenza al ribasso sui salari (primo effetto macroeconomico dell'invasione) sia solo il minimo prezzo dell'affratellamento tra le genti.
E non c'è un solo buon motivo, essendo sani di mente, per mettere sotto processo un essere vacante e vaniloquente quanto vogliamo, dall'aria eternamente avvinazzata, creato ad arte e reso personaggio televisivo domestico, compagnone e marchio di consumo immediato da comunicatori semplici e incisivi, che però per davvero non ha fatto nulla e nulla sta facendo se non un minimo d'ordine all'ingresso in un Paese che ha una storia e che era diventato terra di nessuno.

sabato 9 gennaio 2016

LA FREGATURA DEL BAIL IN

Se per esempio (ma non solo), un indicatore divenuto importante per rilevare lo ‘stato di salute’ di un istituto bancario è il Common equity tier 1 (Cet1), indicatore che rapporta il patrimonio netto della banca (capitale sociale più riserve) ai rischi assunti, ovvero si misura il totale delle attività poderate per il rischio.

Le norme europee prevedono come ‘pavimento minimo’ per le banche un Cet1 Ratio dell’8%, che equivale a dire che una banca può effettuare investimenti (finanziamenti, prestiti, mutui,investimenti su titoli ecc) ponderati per il rischio superiori a 12,5 volte il capitale proprio. Più questo indicatore è elevato, maggiore dovrebbe essere la solidità dell’istituto, ovvero lacapacità di affrontare eventuali scenari negativi. In generale un livello sotto il 9% non è considerato sufficiente, e sotto l’8% è assolutamente a rischio.

ISTITUTO BANCARIO
CET1 (%)
Banca Popolare di Vicenza 6,80
Veneto Banca 7,12
Banca Popolare di Sondrio 10,14
Unicredit Banca 10,53
Gruppo Banco Desio 10,60
Mediobanca 11,00
Banca Sella 11,13
Banca Popolare di Milano 11,35
Credito Valtellinese 11,40
Banca Popolare dell’Emilia Romagna 11,50
Deutsche Bank 11,50
Monte Dei Paschi di Siena 11,70
Credem 11,77
Banca Carige 12,20
Gruppo Bancario Banco Popolare 12,30
Che Banca! 12,45
Ubi Banca Popolare Commercio e Industria 12,90
Intesa San Paolo 12,40
Banca Generali 13,40
Banca Ifigest 14,625
Gruppo Banca Ifis 15,34
Unipol 17,60
Banca Mediolanum 18,50
Fineco 20,79

domenica 13 dicembre 2015

I PROMOTORI FINANZIARI ED IL NON CRACK DI BANCA MARCHE, CARICHIETI, CARIFERRARA, ETRURIA E LAZIO E IL CERINO IN MANO AI DIPENDENTI


Premetto che non volevo scrivere alcun commento sul crack irrealizzato delle 4 banche, ma le richieste arrivatemi da qualche stretto amico mi impongono una breve trattazione, e ho ritenuto giusto esprimere il mio parere su argomenti così delicati.

1.      Ho scritto tempo fa un commento relativo al MIFiD.
       Burocraticamente era perfetto, perché doveva fornire risposte, per gestire al meglio (non al peggio), le capacità del cliente  in ambito di conoscenza finanziaria. È paragonabile al questionario sulle allergie, se non puoi mangiare un alimento non te lo vendo o non lo inserisco all’interno di altri complessi alimenti o prodotti.
       In Italia il questionario di profilazione MIFID è praticamente inutile (così come è inutile la gestione dell’antiriciclaggio, perché vi è sempre un più basso numero di segnalazioni rispetto alle operazioni fatte, ma questo è un altro argomento).

 

2.     In Italia, esistono varie figure che si occupano di prodotti finanziari. Queste categorie si possono racchiudere in Promotori Finanziari (che si dividono in seri e in meno seri), in Consulenti finanziari indipendenti (che si dividono in seri e in meno seri), in Responsabili Titoli interni quasi ad ogni filiale ed in So tutto io perché ho letto su internet. Tralascio la discussione sulle figure meno serie presenti a livello professionale, perché in tutte le categorie esistono i meno seri e tralascio il signor so tutto io perché è quello che poi fa tanto rumore per nulla. Allargo il focus, in primis sui Responsabili Titoli di filiale bancaria: in questi giorni ne ho sentite di ogni, ma è impossibile trovare imparzialità all’interno di una banca quando vengono sottoposti prodotti finanziari della banca stessa. È come andare in un forno e chiedere se quel pane è buono, fresco e di qualità? Cosa può rispondere il fornaio? Cosa poteva dire il Responsabile Titoli sui prodotti della Banca che mensilmente gli pagava lo stipendio? Il punto non è sul collocamento del prodotto ma sulla preparazione tecnica dei dipendenti.

 

3.      Ciò mi porta a chiedere, relativamente al lavoro svolto dal Promotore Finanziario (PF) sia esso indipendente o meno: A) perché in Italia non ci si rivolge MAI direttamente al professionista PF che conosce il mercato? B) perché non si chiede consulenza a chi prende un ‘patentino’ e studia concetti anche di matematica finanziaria come il PF? C) perché non si chiede consulenza al PF che si iscrive ad un albo?

 

4.      La risposta è una: perché in Italia non si vogliono sostenere i costi della Consulenza.
       Il privato cittadino preferisce andare dall’amico Gigi che lavora nella banca sotto casa, che ha ‘venduto alla propria nonna lo stesso prodotto e quindi c’è da star tranquilli’ affidandogli, come in questo caso, ogni tipo di risparmio e non va dal consulente promotore finanziario perché ha paura della fregatura e principalmente perché non vuole pagare la consulenza. Quando poi alla fine anche se va in banca sostiene i costi della consulenza tramite spese spesso non chiarissime.

 
5.      Ma dove  è scritto che le banche non ‘saltate’ avevano buoni bilanci? Dove sta scritto che nessuno doveva intervenire?

 

6.      Perché i giornalisti del settore non parlano di truffa organizzata a tavolino da tempo? I bilanci di queste banche erano da anni in negativo per tutte una serie di voci ed indici. Non è solo il punto della Consob, ma i Sindaci delle Banche, il CDA, perché hanno fatto tutti finta di niente?
      Perché in pochi quando abbiamo scritto di questi bilanci, siamo stati messi nella condizioni di non poter più scrivere?

 

7.     Tutte le aziende del territorio italiano con uno stato di crisi che alla fine chiudono bonariamente o falliscono, subiscono un danno di malagestio non risarcito da nessuno e gli imprenditori vengono sempre e comunque additati anche dagli stessi bancari che oggi tremano, come truffatori, come mai per il sistema bancario oggi ci si è mossi in questa maniera e per interi mesi, settimane si è fatto finta di niente, perché le coscienze si sono mosse dopo un suicidio?

 

8.     Ma queste 4 banche con le loro gestioni allegre a chi presentano il conto?
      Troppo facile sarebbe stato lasciare il cerino in mano ai dipendenti delle banche.  Troppo facile gestire il problema per decreto. Troppo facile andare avanti con la storia del rating che 10 anni fa dicevo e per fortuna mia, scrivevo, essere una bufala così come impostato. Il rating oggi, se non cambia i parametri farà ancora più danni. Il rating oggi è inapplicabile ad un paese come il nostro che vive di manifattura e di tempi medi di pagamento che vanno oltre i 3/5 mesi. Ma non ci si rende conto che culturalmente il rating così come impostato in termini anglosassoni non è possibile applicarlo al nostro sistema finanziario e aziendale. Perché dobbiamo prenderci in giro?

 

9.      Ma perché la banca deve vendere titoli? Quanti dipendenti bancari che si occupano di titoli sanno cos’è un sottostante, quanti dipendenti o ancora più funzionari, sempre zelanti nel loro modo di fare sanno leggere il bilancio di una azienda quotata o anche non quotata? Ma è possibile che ci si deve ancora basare sul rating? Perché alcune aziende ricevono finanziamenti con rating negativo e altre no? Evidentemente esiste ancora l’essere amico degli amici in Italia, specie nell’erogazione del credito. Perché se sei nel giro giusto vieni finanziato, se sei nel giro giusto non esiste rating, non esiste andamentale di conto corrente. Se sei nel giro giusto non compri i prodotti finanziari sporchi.

Per fortuna adesso il giro si sta interrompendo, costi quel che costi è meglio che si interrompa una volta per tutte.
Mario Mirabelli

sabato 29 agosto 2015

CINA E RENMINBI, CRISI GRECA E CINESE

Nella Repubblica Popolare Cinese esiste la cosiddetta 'moneta del popolo', oggi svalutatissima.

Ma in Cina non esiste l'ufficio di statistica, né tantomeno i centri studi indipendenti, né esiste l'analisi degli indici di fiducia di imprese e famiglie.

(non che tali indici negli stati occidentali siano mai stati di grande aiuto, ma forniscono almeno una piccola indicazione dello stato dell'umore della poca o tanta fiducia, ovviamente quando ben interpretati e letti).

Data questa indicazione la Repubblica Popolare Cinese soffrirà perché:

1. sono fermi gli investimenti strutturali in macchinari ecattrezzature,; questo perché sono eccessivamente cresciuti negli anni 2007-2013. Già una crescita continua doveva dar da pensare sulle analisi effettuate dagli economisti che si definiscono tali e che sono super pagati dalle nostre università.

2. ricerca e sviluppo in Cina sanno cos'è solo relativamente agli armamenti, non si è mai realmente spinto nell'ultimo triennio sullinnovazione, che è in realtà il settore che crea new economy, intesa come nuova economia, e conseguentemente è un volano ost recessione.

3. non è vero che la bolla è dovuta al sovraindenbitamento del piccolo risparmiatore cinese, o meglio non è quello che al 100% ha creato la crisi di queste settimane dell'estate 2015, è invece un problema relativo alle aziende. Le aziende cinesi dal 2012 vendono meno in occidente per via della concorrenza propria dei paesi occidentali che hanno iniziato a svendere i loro prodotti importando gradualmente sempre meno dalla Cina, ma più dall'India. Oggi di conseguenza le aziende cinesi si trovano a dover restituire soldi che non hanno, sokdi da restituire alle banche che non ricevendoli andranno in crisi nel breve periodo.

Le azioni delle banche saranno oggetto di vendite continue. Le fusioni di grandi gruppi saranno ben viste come fuochi di paglia e fino a quando i bilanci bancari e societari non saranno ben scritti e correttamente analizzati nulla potrà far uscire dalla crisi gli altri paesi.
Mentre Cina e anche Grecia saranno fuori da ogni tipo di discorso nell'arco di un quinquennio.

Nessuno dice che il problema, creato nella RPC stessa, non può essere condiviso dal resto del mondo, per ovvi giochi speculativi, ma deve e verrà risolto dalla RPC stessa al suo interno.

Cosa che la Grecia e l' Europa non riusciranno mai a fare avvitandosi fino a che una delle due non avrà il crack definitivo, in Cina però non si vota. La Grecia non potrà mai destituire quanto ricevuto dall'Europa.
In  Grecia si e l'ultima carta per i Greci è come sempre l'indipendenza. Così come l'indipendenza salverà i Cinesi.
Ciò avverrà con enormi sacrifici post 1929.

Prepariamoci a nuove speculazioni finanziarie a partire dalla prima decade di settembre e fino al mese di novembre 2015.

Mario Mirabelli